Fondo San Martin

Manuel de San Martin

Il fondo San Martin consiste di ventiquattro positivi all’albumina, dei quali venti di formato 17x23,5 cm, montati su cartone bicromo 31x39 cm, con didascalia a stampa Vistas del Paraguay a sinistra del recto, Por M. San Martin a destra dello stesso e al centro una didascalia manoscritta. Gli altri quattro positivi, nel formato 19x29 cm, montati su cartone bicromo 34x44 cm, presentano soltanto la didascalia manoscritta al centro del recto.

I primi venti furono scattati nell’area equatoriale del Gran Chaco della provincia di Asunciòn, Paraguay, tra il 1870-1880, mentre i quattro rimanenti, aventi per soggetto quattro capi tribù, furono realizzati nel suo studio.

Della vita di Manuel de San Martin non si conoscono né la data di nascita né la città d’origine, era probabilmente argentino o uruguaiano. Le prime notizie su di lui sono collegate alla guerra della Triplice Alleanza, che vedeva il Paraguay contro Argentina, Uruguay e Brasile.

La guerra provocata da Francisco Solano López, presidente del Paraguay, fu una delle prime del Sudamerica a essere documentata attraverso il mezzo fotografico. Quando questa, dopo cinque anni, stava per finire (1864/5 - 1870), la capitale, Asunciòn, venne bombardata; è questa la prima volta che compare una foto relativa al palazzo del presidente Lopez bombardato attribuita al nostro fotografo.

La sua notorietà sembra cominciare con lo stabilirsi in questa città. Diventa il fotografo sia dei politici, sia dell’alta borghesia locale. La sua attività è attestata anche nella città di Corrientes in Argentina e di Mercedes e Paysandu in Uruguay.

Dietro il ritratto ufficiale scattato nel Palacio de López, nel 1882, al presidente General Bernardino Caballero circondato dai suoi ministri si legge: «M. San Martin, fotógrafo, Corrientes y Paraguay».Nel 1890 era proprietario del migliore studio fotografico di Asunciòn che si trovava in calle Florida 14 che successivamente trasferì in un locale in calle Villa Rica 344 all’angolo con la calle Ayolas. La sua attività di fotografo non escluse nessun ambito di applicazione, in pratica copriva tutti i soggetti oggetto di diffusione.

Le foto del fondo costituiscono quasi certamente uno dei primi corpus fotografici che ci restituiscono un repertorio iconografico dei gruppi indigeni Angaité, Sanapaná, Matacos, Chamacoco e Toba ripresi durante lo svolgimento della propria vita quotidiana e/o all’interno dei propri villaggi. L’attribuzione è attestata dalla firma sui cartoni, mentre sconosciuta rimane la committenza.

I soggetti consistono in 20 foto in esterno di gruppi indigeni del Gran Chaco paraguaiano, affaccendati nelle loro attività, 4 foto in studio di capi (?) indigeni. Nuclei complementari sono costituiti da alcune singole fotografie presenti nella collezione CEDODAL di Buenos Aires, Argentina, altre sono presenti sul mercato di antiquariato fotografico.

Le notizie storico-critiche e/o vicende archivistiche consistono in poche informazioni circa l’ingresso in Museo; si può ipotizzare che siano arrivati tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, grazie all’attività di Luigi Pigorini, come quasi la totalità delle foto storiche del Museo.

Il fondo è stato catalogato al livello inventariale della scheda F (ICCD), digitalizzato, restaurato nel 2012 e lo stato di conservazione rientra nello standard medio/alto. Il tipo di acquisizione è solo ipotizzabile, mentre la data di acquisizione può essere indicata tra il 1890 e il 1920.

In molte tra le 24 immagini, si possono individuare alcuni tra i cosiddetti "marcatori visuali" tipici della fotografia etnografica di fine Ottocento. Questi marcatori erano generalmente utilizzati nella preparazione delle fotografie riprese in studio e servivano a trasmettere la visione dell’alterità attraverso la trasmissione di un modello "di primitività". S’individuano facilmente ad esempio: la ripresa in mezzo alla natura selvaggia, la nudità del corpo o dalla parziale copertura dello stesso per mezzo di poveri indumenti, la presenza diffusa dell’iconografia del "selvaggio", attraverso la presenza di armi come l’arco o la lancia e/o la povertà degli accampamenti.

Nonostante le immagini prodotte da San Martin presentino diversi di questi "marcatori visuali", soprattutto nelle quattro ritraenti i capi tribù, mostrano, in ogni modo, un intenzionale interesse alla documentazione etnografica che prova a trasmettere non solo un ideale di purezza della razza, ma persino un ideale culturale.

La produzione fotografica in ambiente aperto, da parte di San Martin, risulta quasi pionieristica, nel panorama della fotografia etnografica ottocentesca del Paraguay, considerando che molta della restante produzione nel continente sud americano era spesso realizzata in studio e spesso messa in commercio sotto forma di cartolina postale.

Le sue immagini, prodotte un decennio prima di quelle di un attento viaggiatore come Guido Boggiani, seguirono un circuito distributivo ben diverso dalla cartolina postale etnografica e fu fortemente condizionata dall’aspetto commerciale che queste assumevano a causa della diffusione degli album tematici molto richiesti a fine secolo. Le sue immagini, infatti, furono prodotte per circolare incluse in un album pubblicato dallo stesso San Martin, nel 1886, con il titolo Vistas del Paraguay, contenente nella sua versione originale 24 foto panoramiche della città di Asunciòn e dintorni, scattate intorno al 1880/90 circa, otto foto d’indigeni in studio e venti d’indigeni all’aperto. L’intenzione di San Martin, era di fornire al lettore una panoramica organica delle città e dei gruppi sociali tipici del Paraguay dopo la guerra.

Una delle ipotesi plausibili dell’arrivo del fondo presso gli archivi è legata all’arrivo della seconda collezione di Guido Boggiani a Roma, dopo la sua morte. Depositata presso la Società Geografica Italiana (SGI), assieme al suo catalogo, il fratello di Boggiani, Oliviero, riprese le trattative per la vendita (indios Guayaki e Toba) con Luigi Pigorini. La stima della collezione venne affidata al giudizio super partes di E. H. Giglioli, ed infine la collezione entrò in possesso del Museo per la somma di 1500 lire. Tra i documenti relativi all’acquisto della collezione, non c’è nessun riferimento alle fotografie in oggetto, è però plausibile che insieme alla collezione fossero stati depositati presso la SGI anche tutti gli effetti personali di Guido che si trovavano nella sua casa di Asunciòn. Ed è ancora più plausibile che tra gli effetti personali, vi fosse l’album Vistas del Paraguay di San Martin, proprio perché presso l’archivio fotografico della SGI sono ancora conservate tre foto di San Martin: una è un ritratto di gruppo del 1902 dei componenti della Spedizione Giuseppe Fernandez Cancio – alla ricerca di Boggiani –; due sono delle foto-ritratto di Boggiani (SGI, Archivio fotografico, Fondo storico, UBFC 215) su formato carte de visite con sopra il nome e cognome di Boggiani scritto con inchiostro nero attribuita allo stesso di Boggiani come firma autografa.

[estratto da: M. Mineo, 2012, Le raccolte fotografiche nell’archivio fotografico del Museo Nazionale Preistorico Etnografico «Luigi Pigorini», in Immagini e memoria. Gli Archivi fotografici di Istituzioni culturali della città di Roma, Atti del convegno, Roma, Palazzo Barberini, 3-4 dicembre 2012, Gangemi Editore, pp. 53-66.]